DANNI COLLATERALI pt. 4

I livelli di inquinamento da NO2 in Cina prima, durante e dopo le quarantene. Fonte: NASA
LA PANDEMIA E IL LOCKDOWN HANNO AVUTO MOLTI EFFETTI INDESIDERATI, HANNO CAUSATO E CAUSANO VERI E PROPRI ‘DANNI COLLATERALI‘. COS’È SUCCESSO ALL’EMERGENZA CLIMATICA MENTRE ERAVAMO IN QUARANTENA?

La doppia faccia delle buone notizie. Pandemia ed Emergenza Climatica.

Nel 2020, in tutto il mondo i livelli di inquinamento sono crollati. Il regime di quarantena imposto in tanti paesi e che è arrivato a riguardare circa 2,6 miliardi di persone, ha avuto un impatto non solo sulla trasmissione del virus, ma sul pianeta tutto. E sul pianeta l’impatto è stato bene o male positivo, anche se questo effetto è stato solo temporaneo e si è realizzato con un enorme costo sociale e umano.

Le flotte aeree erano a terra, le auto in garage, molti settori industriali erano fermi e le emissioni dovute alla logistica e alla produzione di energia sono letteralmente crollate. Se negli USA le emissioni di CO2 hanno avuto una flessione di circa il 7,5% nell’anno 2020, nell’Eurozona si è avuto un calo del 58% delle stesse emissioni rispetto all’anno precedente (fonti: Sia Partners)

Anche le emissioni di biossido di azoto (NO2), un elemento inquinante strettamente connesso al trasporto su gomma, hanno toccato i minimi storici quasi ovunque. La Cina da sola, ha risparmiato all’atmosfera l’ammontare di emissioni pari a quello di un piccolo stato europeo.

La qualità dell’aria di metropopli e megalopoli di tutto il mondo non è mai stata così pulita come nel 2020. Da Nuova Delhi a Pechino, da Los Angeles a Mosca.

Fonte: Dati di https://scihub.copernicus.eu/dhus/#/home processati da Descartes Labs. Autore: Steven Bernard

Le buone notizie non sembrano finire qui: l’effetto che quarantene e restrizioni hanno avuto sull’inquinamento globale ha creato una specie di ambiente di test.

Lo spiega James Lee, professore di chimica dell’atmosfera presso uno dei maggiori centri di studio sull’inquinamento atmosferico a livello mondiale, l’Università di York: “Siamo di fronte a una sorta di enorme esperimento naturale che sarebbe impossibile da realizzare in condizioni normali. Studiando a fondo le variazioni sull’inquinamento atmosferico tra 2020 e gli anni passati, saremo in grado di capire un po’ meglio le dinamiche di accumulo dell’inquinamento di quanto non ne siamo in condizioni normali. Questo perché la produzione di energia continuerà su scala ridotta, mentre il trasporto su gomma e quello aereo sono fermi, così come alcuni settori industriali ad alto impatto.”

“Ma quali danni collaterali? Questa è una buona notizia!”
Siamo quasi portati a pensare.

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Nì, in realtà.

La caduta delle emissioni ha avuto una durata breve, mentre il dibattito globale è stato dominato in senso assoluto dalla pandemia per tutto il 2020 e buona parte del 2021. Momenti importanti come il COP26, così come la fase esecutiva delle politiche ambientali dei vari stati sono stati rinviati di un anno circa. Come l’Euro 2020 e le Olimpiadi di Tokyo.

Prendiamo un dettaglio relativo al COP26 di Glasgow (ancora in corso mentre scriviamo) a paradigma di come la pandemia ha monopolizzato il dibattito politico internazionale: la conferenza si sta svolgendo al centro congressi SEC Centre… dopo che per tutto il 2020 era stato convertito in ospedale Covid…

Glen Peters, Direttore del Centro per le Ricerche Internazionali sul Clima di Oslo lo aveva predetto nella primavera del 2020: “La pandemia metterà in pausa tutto ciò che riguarda il clima. L’emergenza ambientale sparirà dalle discussioni politiche per lo meno sino alla primavera del 2021. Così come tutto ciò che non riguarda il Covid-19 e la ripartenza dell’economia.”

Photo by Frans Van Heerden on Pexels.com

Così, mentre nel 2020 l’acqua dei canali di Venezia era chiara come non mai, dato che motoscafi e vaporetti, fermi ai moli, non potevano sollevare il fango e a Londra si poteva sentire il canto degli uccelli persino in pieno centro, visto che auto e bus erano in garage, studiosi e attivisti del clima invitavano a non cantare vittoria.

E a ragione.

La chiusura temporanea di interi settori economici non ha ovviamente dato l’inizio della decarbonizzazione e le politiche per far ripartire i settori produttivi più colpiti rischiano di ‘annullare’ in qualche modo i risultati positivi sul clima avuti del 2020.

C’è stato un impatto comportamentale sul clima sostanzialmente positivo nel 2020, ma ora che si fa? Si torna a produrre e commerciare esattamente come prima?

Con lo shock dovuto da quarantena e restrizioni l’uomo ha imparato che è possibile ridurre di molto le emissioni inquinanti, la vera sfida è capire come continuare a ridurle senza il trattamento shock del 2020.

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