SINDEMIA

Non è Epidemia, non è Pandemia, non è Endemia… il COVID-19 è una SINDEMIA

Foto di MART PRODUCTION su Pexels

Dal greco sýn-dímos = σύν (insieme) e δῆμος (popolo), e rinominato anche dalla crasi del neologismo inglese syndemic (synergy + epidemic) coniato dall’antropologo statunitense Merril Singer nella metà degli anni ‘90 [1], la Sindemia sta a significare una relazione tra più malattie e condizioni ambientali o socio-economiche. L’interagire di patologie e specifiche condizioni rafforza e aggrava ciascuna di esse. A differenza di una “semplice pandemia” in grado di colpire più o meno indistintamente il corpo umano con la stessa rapidità e gravità ovunque nel mondo, la sindemia è piuttosto un insieme di “patologie pandemiche” non solo sanitarie, ma anche sociali, economiche, psicologiche, dei modelli di vita, di fruizione della cultura e delle relazioni umane.

[1] Termine poi esplicitato nel libro del 2009: “Introduction to Syndemics: A Critical Systems Approach to Public and Community Health” Merrill, S. (2009) Wiley

Il 15 Novembre scorso, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Prof. Silvio Brusaferro, intervenendo alla cerimonia di apertura dell’anno accademico dell’Università di Udine (dove è anche docente)  ha ribadito il concetto di Sindemia: <<Noi la chiamiamo pandemia, ma in realtà è una sindemia, un termine nuovo che sta a dire che ci troviamo di fronte a una situazione dove ci sono interazioni, tra elementi biologici e sociali, che alterano e modificano continuamente gli stati e le condizioni di salute e che possono incrementare la suscettibilità delle persone a possibili danni o anche peggiorare il loro stato di salute>> [2]

[2] ANSA, https://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2021/11/15/covid-brusaferro-non-e-pandemia-ma-sindemia_6ff1d59f-e7e9-4aa0-a79c-f2dca30bb571.html

In realtà il termine non è nuovo, come abbiamo già visto risale agli anni ‘90, approfondito agli inizi del 2000 e il concetto era già stato ripreso il 26 Settembre 2020  in un editoriale sul The Lancet da parte del suo direttore Richard Horton: “COVID-19 is not a pandemic” [3] che dichiarava <<Due categorie di malattie interagiscono all’interno di popolazioni specifiche: l’infezione da sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) e una serie di malattie non trasmissibili. Queste condizioni si stanno raggruppando all’interno dei gruppi sociali secondo modelli di disuguaglianza profondamente radicati nelle nostre società. L’aggregazione di queste malattie in un contesto di disparità sociale ed economica aggrava gli effetti negativi di ogni singola malattia. Il COVID-19 non è una pandemia. È una sindemia >>.

[3] “Covid is not a pandemic” – https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32000-6/fulltext

Quindi il concetto di Sindemia riguarda l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata. Propone uno sguardo diverso, una diversa metodologia di analisi circa le origini della malattia, di ogni malattia non solo il COVID, partendo dall’assioma che la salute e il benessere del singolo e della comunità sono inscindibilmente collegati

Foto di Namo Deet su Pexels

Gli epidemiologi e antropologi medici che nell’interesse della salute pubblica studiano gli effetti delle condizioni sociali sulla salute, ci spiegano che l’aggregazione di due o più epidemie, contemporanee o sequenziali, o raggruppamenti di malattie, si sviluppano in condizioni di disparità di salute, causate da povertà, stress o violenza strutturale. E ciò aggrava la prognosi e il peso delle malattie. L’approccio sindemico indaga sulle cause non esclusivamente cliniche che portano allo sviluppo all’interno di una certa comunità piuttosto che un’altra, alla diffusione in certe aree geografiche, in determinati contesti sociali, economici e di stile di vita.

E infatti come abbiamo imparato in questi mesi, la pandemia da COVID-19 coinvolge non solo temi di salute ma anche ambientali, sociali ed economici con impatto su tutta la popolazione, in particolare sui più fragili. Ci sono dei dati [4] che secondo noi vale la pena riportare: Oltre il 67% dei deceduti positivi in Italia dall’inizio dell’epidemia aveva 3 o più patologie. L’età media dei decessi è di 80 anni. Il numero medio di patologie già presenti nei deceduti è di 3,7. Le patologie sono: cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, demenza, epatopatia cronica, HIV, obesità, diabete, cancro. Le complicanze sono Insufficienza respiratoria al 93,6%, danno renale acuto 24,9%, sovrainfezione 20,1%, danno miocardico 10,2% (da considerare la compresenza delle complicanze).

[4] ISS – Epicentro – https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

Un’elevata percentuale di decessi legati all’infezione da SARS-CoV-2, circa il 20-25% in alcuni Paesi del mondo, si è verificata in persone con demenza. [5] In Italia il 23,6% dei pazienti deceduti positivi al SARS_CoV2 in ospedale era affetto anche da demenza (il 34% degli over 80). [6]

[5] Suárez-González A, Livingston G, Low LF, et al. Impact and mortality of COVID-19 on people living with dementia: cross-country report. – LTCcovid.org, International LongTerm Care Policy Network, CPEC-LSE; 2020 / L’IMPATTO DELLA PANDEMIA
DI COVID-19 SULLE PERSONE CON DEMENZA Marco Canevelli, Ilaria Bacigalupo, Giulia Remoli, Emanuela Salvi, Teresa Di Fiandra e Nicola Vanacore – Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute, ISS – Dipartimento di Neuroscienze Umane, Sapienza Università di Roma – Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci, ISS
[6] ISS Report Luglio 2021 – ISS Congressi 21|C3 14° Convegno.

Foto di Kindel Media su Pexels

Se si pensa alle possibilità individuali e collettive di accesso all’assistenza e alle cure, o piuttosto alla difficoltà di accesso in molte aree sociali o zone geografiche, anche al di fuori dei vari servizi sanitari nazionali, alla capacità di informazione, di prevenzione, di comprensione, appare abbastanza chiaro il rischio aumentato dalle disparità sociali ed economiche.

Foto di Pixabay su Pexels

Il prof. Brusaferro ha aggiunto: << E’ proprio questa interazione che ci lascia un insegnamento importantissimo per il presente e per il futuro così come abbiamo visto che la salute e il benessere del singolo e della comunità sono inscindibilmente collegati, e ogni scelta individuale impatta anche su quella della comunità e viceversa. Inoltre salute, benessere e la crescita economica sono strettamente legati>>.

Spesso a torto le pandemie, si pensi alla peste e alle più recenti influenze, sono considerate una sorta di “livella”. Qualcosa che colpisce tutti indistintamente. Invece lungi dall’essere così nella realtà dei fatti. La SARS-CoV-2 nei suoi effetti più gravi colpisce sempre, maggiormente, gli ultimi: i poveri, chi vive in assenza di istruzione e informazione adeguata, chi vive in ambienti con scarse misure igienico-sanitarie, chi è affetto da malattie croniche (a volte frutto di scorretti stili di vita e alimentari) e dall’età avanzata.

Gli stessi vaccini, strumenti preziosi per contenere il virus, o le cure che prossimamente saranno certamente sperimentate e proposte, rischiano di disperdere il loro potenziale a causa delle diseguaglianze sociali ed economiche sul nostro pianeta.

Ancora Richard Horton: << La crisi economica che avanza verso di noi non sarà risolta da un farmaco o da un vaccino. È necessario niente di meno che un risveglio nazionale. L’approccio al COVID-19 come sindemia inviterà a una visione più ampia, che comprenda istruzione, occupazione, alloggio, cibo e ambiente. Considerare il COVID-19 solo come una pandemia esclude un prospetto così ampio ma necessario>>.

Foto di Harrison Haines su Pexels

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